Come che cambiano e cose che restano

Il 2016 è quasi passato, le giornate lentamente ricominciano ad allungarsi. Ci sono mille cose che potrei raccontare di questo anno pieno di avvenimenti, ma ne ho scelte tre piccole che descrivono un arco di cambiamento senza toccare le cose più importanti e private.


Le cuffie
In questa foto scattata l'ultimo giorno prima della pausa Natalizia, vedete le cuffie che usavo in ufficio per ascoltare musica e isolarmi dalla confusione che spesso mi circonda.

Dopo oltre 6 anni di fedele servizio, uno degli auricolari ha smesso di funzionare e ho dovuto buttare via le cuffie. Sigh.

Sullo sfondo si vede la mia scrivania, con il Macbook Air che uso da anni. È dall'estate 2015 che potrei averne uno nuovo ma finora non ne avevo sentito il bisogno. Una brutta ammaccatura procurata in viaggio mi ha fatto cambiare idea e credo che lo cambierò a Gennaio.

Si vede anche una pirofila piena di tortine mochi, un dolce di ricetta giapponese che Jenny aveva cucinato la sera prima e che ho portato in ufficio da dividere con i pochi colleghi ancora in giro.

Per la cronaca, il muro decorato con Space Invaders non è un'idea mia. È un'eredità dei miei predecessori in questo ufficio.



La canfora
Credo che la canfora in cortile tornerà a nuovi splendori adesso che ha spazio, luce, acqua.

In primavera abbiamo fatto fare una potatura esperta e iniettato fertilizzante nel terreno. In estate abbiamo fatto installare una linea di irrigazione per le radici. Trattasi di cinque tubi perforati e lunghi un paio di metri piantati nel terreno intorno all'albero. È un metodo piuttosto efficiente per irrigare la pianta senza sprecare acqua (cosa molto importante in questo angolo di California esposto al rischio di siccità).

L'albero non ha ancora la chioma foltissima delle tante canfore che si vedono da queste parti, ma la promessa è nelle molte foglioline che hanno cominciato a spuntare dai rami più grossi.

Da quando abbiamo comprato la nostra casetta a Sunnyvale nel Giugno 2015, abbiamo rinnovato, spostato, rimpiazzato un sacco di cose e la canfora è forse l'unica cosa che spero veramente di riuscire a preservare nei decenni.



La macchina nuova
Prima o poi doveva accadere. Come ho raccontato in un post recente, la nostra Lexus RX 300 del 1999 ha cominciato a perdere colpi in maniera più preoccupante della piccola perdita d'olio che l'affliggeva da anni.

Quando la porta del guidatore ha smesso di aprirsi, abbiamo preso l'inevitabile decisione di comprare un'auto nuova.

Abbiamo poi fatto riparare la porta e adesso usiamo la Lexus come seconda macchina. Nel frattempo però abbiamo imparato in fretta a goderci la Subaru Outback come macchina di famiglia.

Abbiamo scelto l'Outback perché a Jenny piaceva l'idea di avere una station wagon (che qui chiamano comunque SUV) e a me piaceva l'idea di avere un'auto famosa per la durabilità e affidabilità e il cui brand NON fosse di lusso. Per dire, Lexus è il marchio di "lusso" della Toyota, Acura è il marchio di "lusso" di Honda. Audi, BMW, Mercedes vogliono proiettare un'immagine di agio. Ma io sono un lavoratore. Maniche rimboccate da quando ho 16 anni. Di questi tempi non farò un lavoro manuale, ma sono comunque uno che fa.

Se nella nostra società l'auto è un'espressione di noi stessi, allora non voglio un'auto nuova pensata per proiettare agio e raffinatezza. Già che sia nuova mi sta un po' antipatico, l'avrei preferita usata. Almeno che sia un'auto da fatica. Ben progettata, ben allestita, ma pensata per scalare le montagne, non per fare la passerella.

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