Ricordi di notti afose

Ieri sera un libro che stavo leggendo ad Alessio prima di andare a dormire mi ha fatto venire un po' di nostalgia delle notti d'estate nel Piemonte nord orientale.

Il libro si intitola "The Moon is Going to Addy's House" e racconta la storia di Addy che scopre che la luna la sta seguendo fino a casa e veglierà sul suo sonno. Nell'anteprima del libro di seguito si vedono solo le prime pagine ambientate in città, ma nella seconda parte del libro, Addy viaggia in macchina con i genitori e la sorellina e arriva ad una casetta in campagna.

I disegni e le ambientazioni molto estive mi hanno fatto tornare alla mente l'afa, le magliette madide di sudore nel cuore della notte, le zanzare, l'aria umida, il brontolio incessante dei fossi pieni d'acqua, le rane che gracchiano più rumorose di un aereo al decollo e non ti lasciano dormire.

Erano anni in cui c'era chi organizzava feste semi-improvvisate e teoricamente segrete nelle cascine sperdute tra Santhià e Cavaglià (secondo i canoni della mia zona, una cascina sperduta è di solito a meno di 2 km dal paese, ma sembra così isolata che potrebbe essere nel cuore dell'Idaho.) Finiva sempre con qualche ubriaco che "parcheggiava" in un fosso, decine (centinaia?) di auto bloccate, carro attrezzi che non riusciva ad arrivare. Prima o poi qualcuno andava a svegliare il papà contadino che arrivava con il trattore e tirava lo sprovveduto fuori dai guai.

Anni in cui non c'era molto da fare e il portafoglio era sistematicamente leggero. Ho cominciato a lavorare d'estate nell'anno in cui ho compiuto 16 anni a Settembre. Da allora non ho mai smesso. Sono passato da fare il cameriere a fare il casellante lungo l'A4 (Torino-Milano). Ho raccolto pere nei campi di un amico, ho consegnato pizze a domicilio, ho dato ripetizioni. Devo proprio sforzarmi per ricordare tutte le cose che ho fatto. Non stavo mai fermo.

Quindi forse, non è che non ci fosse molto da fare. È che non c'era niente di appagante da fare.

Erano anni in cui bastava sedersi sui gradini del "Porta" a Santhià a mangiare un gelato. Ma appunto, non bastava. Tra le risate, si finiva spesso a lamentarsi che non c'era niente da fare...

Se d'inverno si andava a ballare alle Cave, al Maneggio, o al Due (ecco un post che spiega questi posti di un'altra era), d'estate bisognava stare all'aperto. Quando si stava in zona, si andava a ballare all'Oasi di Viverone, ma c'era sempre voglia di esplorare posti lontani. Andare ad Ivrea o perfino più su fino a Pont-Saint-Martin, prendere l'autostrada, lasciarsi l'afa e la lentezza del paese alle spalle per qualche ora.

Erano anni in cui la noia aiutava ad ideare scherzi tanto perfidi quanto elaborati. Forse il massimo è stata la finta messa nera organizzata per spaventare uno di noi, ignaro di tutto. Scherzo finito con grandi risate, pacche sulle spalle, parolacce e bestemmie gridate nel mezzo della notte, una volta tornati a Santhià e chiarito l'accaduto.

Ogni estate aveva anche la sua variante vacanziera con gli amici. Senza mai esagerare, o ci si prosciugava il portafoglio. Ma tra appelli all'università e turni in autostrada, riuscivamo sempre ad infilare un giro da qualche parte. Che fosse una settimana a Taizé nel cuore della Francia o un weekend a Rapallo, di solito andavamo via in tenda e mangiavamo più scatolette di tonno che pesce all griglia.

Il cantautore con cui forse mi identifico di più quando penso alle mie notti d'estate afose è Ligabue. Un po' per l'epoca. Un po' perché ha cantato "Seduti in riva al fosso". Un po' perché in "Urlando contro il cielo" canta:
Fantasmi sulla A14.
Dai finestrini passa odor di mare, diesel,
merda, morte e vita.

Niente mare per noi che vivevamo lungo l'A4, ma tanto odore di tutto il resto. E con il benefit aggiuntivo che ti si spiaccicavano un  milione di zanzare sul parabrezza per ogni 10 km di strada.


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