L'Italia è un Paese in declino?

In breve: non lo so, ma nelle ultime 24 ore ho osservato due ragioni per cui la risposta potrebbe essere "sì".

Primo esempio.
Un collega ha condiviso un'intervista ad un senatore in cui l'individuo, che ho trovato generalmente inqualificabile, fa un paio di commenti che mi hanno lasciato perplesso.

In particolare, ho preso nota del fatto che, senza vergona ed anzi con orgoglio, sembra porre l'interesse personale al di sopra di ogni altra considerazione nell'esecuzione delle proprie mansioni. Quando afferma che non può credere che ci possa essere qualcuno che non farebbe la stessa cosa, sono certo che definirebbe tale affermazione un esempio di onestà intellettuale.

Pesonalmente, sono a favore di provvedere stipendi generosi al legislatore in modo che tale legislatore possa prendere decisioni importanti per il proprio Paese con la serenità di non doversi preoccupare della propria sussistenza.

È lo stesso principio per cui i Venture Capitalists sono a favore di staccare corposi assegni ai fondatori di una start-up: una volta che non ci si deve preoccupare della sopravvivenza immediata, si può pensare alle conseguenze di lungo termine di una decisione, con tutti i vantaggi che conseguono dal seguire un approccio più strategico.

Comunque la vogliamo mettere, il primo pensiero che mi è venuto guardando l'intervista è stato: "sono contento di essere emigrato". E francamente, credo che l'Italia non abbia molte speranze finché ha legislatori raccolti dalla stessa risma.

Secondo esempio.
Per quanto la mia vita sia adesso più sedentaria e io passi da un aeroporto non più di 3-4 volte l'anno, ho chiari ricordi della maggior parte dei posti che ho visitato negli anni in cui viaggiavo più di frequente.

In base alla mia esperienza, ho l'ardore di affermare che una buona misura dello sviluppo e della salute socio-economica di un Paese si possa apprezzare già pochi minuti dopo l'atterraggio: il tempo che ci vuole per ricevere i bagagli, la compostezza degli ufficiali di Polizia, e l'ordine nell'area taxi e carico/scarico passeggeri sono una buona cartina tornasole per il resto della Nazione.

Con questa premessa, procedo a raccontare l'episodio. Questa settimana lavoro dall'ufficio di Zurigo e per approfittare dell'occasione più unica che rara, ieri ho affittato un'auto e sono andato a casa dei miei per cena. Questa mattina, sulla via del ritorno verso l'ufficio, ho accompagnato mio padre a Malpensa.

Per la prima volta e con mio stupore, ho visto due bande di poveracci (italiani contro immigrati) muniti di carrello portabagagli, che si fiondavano verso le auto che si fermavano lungo il marciapiede. Immagino che il business sia di caricare la valigia sul proprio carrello prima che il viaggiatore riesca a protestare e poi chiedere una mancia una volta arrivati al check-in.

Le mosse per arrivare per primi al bagagliaio di un'auto erano degne degli schemi di una squadra di basket. La scena mi ha ricordato alcuni Paesi in cui i tassisti sgomitano per essere in prima linea e fanno finta di avere il tassametro rotto.

Non un bel vedere e certo un peggioramento rispetto all'ultima volta che sono passato da li.
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