Sul valore di un'educazione

Le radici della cultura sono amare, ma i frutti sono dolci. --Aristotele

Jenny è uscita per delle commissioni, dopo aver cucinato due teglie di mini-quiche che userà durante la settimana. Io le sto preparando del ragù, che sobbolle deliziosamente aromatico in questa assolata mattina di metà settembre a San Francisco. Leggendo il mio blog di macroeconomia preferito, Calculated Risk, mi sono appena imbattuto in un post che mi ha fatto pensare per un attimo.

L'articolo commenta due grafici che mostrano la retribuzione ed il livello di disoccupazione della forza lavoro statunitense, dividendo la popolazione a seconda del titolo di studio conseguito. I numeri mi hanno genuinamente colpito. Chi ha un "professional degree" (avvocati, architetti, ingegneri, dottori, ecc) guadagna mediamente circa tre volte di più di chi ha il diploma di scuola superiore -- e onestamente la differenza è già enorme. Ma il numero shockante per me è il tasso di disoccupazione.

Il tasso di disoccupazione per chi non ha conseguito titoli di studio superiori, almeno qui negli Stati Uniti, è spaventosamente più alto di chi ha potuto continuare a studiare. Il grafico che mostra l'andamento storico ci dice che le cose sono sempre andate così. Ma ci dice anche che in questi anni di recessione la forbice si è allargata in maniera preoccupante.

Mi torna alla mente il professore di Economia Aziendale al Politecnico di Torino. Durante una delle lezioni ci provocò a mettere in discussione il valore della nostra laurea. Per studiare si sostengono due categorie di costi: i costi diretti per l'educazione (tasse universitarie, libri, trasporto) e il "costo opportunità" ovvero i soldi che non guadagno perché non sto lavorando. Mettendo in pila questi costi per i 5 anni di Politecnico, era chiaro che ci sarebbero voluti tantissimi anni per estrarre un valore economico dalla nostra educazione.

Il tema era ampio ed aperto per discussione: più porte aperte per avanzamenti di carriera, più strumenti per cogliere opportunità interessanti... quante altre cose andavano messe nel calderone? Ne mettemmo tante, ma non pensammo al tasso di disoccupazione.

Posto che credo profondamente nel valore dell'educazione a cominciare dal fatto che apre la mente, anche i numeri sembrano dare ragione ad Aristotele. Studiamo ragazzi, studiamo!

[caption id="" align="alignnone" width="560" caption="Education pays (source: Buerau of Labor Statistics)"][/caption]

[caption id="" align="alignleft" width="560" caption="Unemployment rate by level of education (source: Calculated Risk)"][/caption]
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