riti di passaggio

[caption id="attachment_1071" align="alignleft" width="300" caption="Graduation 2010"][/caption]

C'è qualcosa di strano nell'aria. È nostalgia.

Ieri c'è stato il commencement, la cerimonia di laurea come la chiamano qui negli States.  Sono salito sul palco (chiedendomi se sarei inciampato) a ritirare il mio rotolo, stringere la mano a Terry Taylor (votato miglior professore dalla mia classe), e stringere la mano al Dean Rich Lyons.

Genitori e sorella osservavano dai gradoni del Greek Theatre, probabilmente orgogliosi, sicuramente emozionati.  Io non tanto.  Ho sempre provato una specie di distacco per questo tipo di cerimonie.  L'emozione vera per me è stata quando, a fine Aprile 2008, ricevetti una telefonata di congratulazioni da Pete Johnson, direttore delle ammissioni.

Ma questo distacco, per quanto reale nel momento, lascia presto il passo alla nostalgia del giorno dopo, quando ti accorgi che è tutto finito dalle piccole cose.

Oggi ho configurato il sistema di posta per inoltrare le email @mba.berkeley.edu al mio indirizzo @gmail.com.  Ho scannerizzato alcuni degli appunti che voglio conservare.  Ho incrociato Ob, la mia compagna e carissima amica tailandese e ci siamo messi d'accordo per pranzare tra due settimane.  La mia settimana era completamente vuota.  Nessun appuntamento, quando fino a ieri il mio calendar era fitto di appuntamenti, eventi, incontri, ed attività.

Non bastasse, questo potrebbe essere l'ultimo post nella categoria "MBA episodes" e (che ci crediate o meno) non avevo mai coscientemente pensato che questo giorno sarebbe arrivato.

La nostalgia mi colpisce perché, nonostante nella vita abbia avuto diverse occasioni di varia natura, non ho ancora imparato che i riti di passaggio servono per marcare il cambiamento intorno a noi, non per cambiare noi.  Il prima e il dopo.

Mi sento come se mi fossi addormentato in un posto e mi fossi svegliato in un altro.  Stesso sconcerto.

E adesso di cosa vi parlerò?
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