Reminescenze di San Pietroburgo

Sono sul divano con Arvind. Siamo tutti e due con il laptop in braccio. Lui scrive email e io bloggo. E' mezzanotte passata ed e' definitivamente ora di andare a nanna.

Il bus 51 mi ha lasciato in Ashby at College questa sera quando tornavo dalla palestra dove sono andato a tirare su due pesi con la squadra di rugby.

Ho fatto i 5 minuti fino a casa con iPhone in cuffia. Scatta la canzone che non mi aspettavo: "Keep on rising"

Effetto madeleine di cui mi voglio ricordare.

San Pietroburgo, Gennaio-Giugno 2008. La notte perenne a Gennaio, il giorno eterno a Giugno.

Alcune notti chiuso in albergo a scrivere gli essay per l'ammissione a Berkeley. Mi ricordo di quando spiegavo ai colleghi l'importanza per me di cio' che stavo facendo. Scendevamo al Paulaner (il ristorante dell'albergo). Io vestito comodo, loro vestiti per uscire.

Mi ricordo che pensavo: Berkeley ha un admission rate cosi' basso... non ce la faro' mai. Ci devo provare fino in fondo, perche' e' meglio avere rimorsi che rimpianti. E poi ce l'ho fatta.

Chattare con Tram che mi aiutava ad editare gli essay. E -dopo un paio di giri di correzioni- mi prendeva in giro perche' continuavo a mettere le virgole nel posto sbagliato.

I corridoi infiniti del Park Inn hotel. Ogni tanto, fare la spesa al supermercato vicino all'hotel e prepararsi un panino nella saletta d'angolo che c'era ad ogni piano.

Correre dall'albergo all'aeroporto e tornare indietro. Il fango, il ghiaccio, la neve, il vento, il freddo. Uscire a correre con due magliette, un pile, il k-way, i pantaloni imbottiti e la fascia in testa. E avere freddo.

Ricordo una volta che il vento era tremendo e mi nevicava in faccia. Avevo in programma 10km. Il mollaccione in me ha detto "ma con sto vento, fanne solo 5". Sul subito mi ha convinto. Ma all'ultimo lo spartano in me ha detto "e se il giorno della maratona c'e' il vento, cosa fai? ne corri solo mezza?". Ne ho fatti 10.

La musica martellante nelle discoteche. Gli shot di vodka che costavano meno di una coca-cola.

Quella notte che siamo tornati in tanti su un "taxi". Ovvero una macchina che fermavi per strada e con cui contrattavi un prezzo. Prima di farci salire il padrone dell'auto ha spostato casse e scatole dai sedili... chissa' dove stava andando...

Quella volta che ci siamo trovati a mezzanotte al Paulaner e siamo andati a ballare a Puskin. Che delirio.

I locali pieni, la gente allegra. Club Maestro, Papanin, Magrib, Revolution, Decadance.

La prima volta che siamo andati al Tynkoff... che fatica trovare sta cavolo di birreria/ristorante sushi, mimetizzata nella gelida notte russa!

Quella volta che siamo andati dall'altra parte della citta' e avevamo paura di trovare i ponti gia' aperti.

Contrattare per i taxi. Sempre. E se accettavano il prezzo troppo presto, ricordarselo per la volta dopo. E... avere sempre abbastanza soldi in tasca per tornare dal Papanin!



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